Curiosità

SULLA BIRRA

COS'È IL MALTO ? Il malto, è un cereale germinato e poi essiccato. A seconda della tostatura del malto si ottengono i diversi colori delle birre.

COS'È IL LUPPOLO ? Il luppolo è una pianta rampicante, molto presente nelle zone dei monti Sibillini, che viene utilizzata per l’ amaricamento, l’aromatizzazione e la conservazione delle birre.

CON O SENZA SCHIUMA? La schiuma è uno degli aspetti fondamentali per una birra in quanto è sinonimo di corretta produzione e serve per mantenere inalterato il sapore mentre si degusta. Inoltre riveste un ruolo importante nell’aspetto visivo. Tenendo presente che le birre britanniche sono tipicamente con poca concentrazione di schiuma.

COS'È UNA BIRRA DOPPIO MALTO ? E’ un espressione strettamante italiana che si usa per definire legalmente un birra superiore ai 5° alcolici.

SUL VINO MORRO D'ALBA

Il nome del piccolo centro marchigiano - Morro d’Alba - risale al 1862. Fino ad allora Morro (da mar o mur cioè roccia, muro) era una borgata il cui territorio aveva una grande importanza strategica ed economica come centro agricolo. Se ne parla come villa per la prima volta in un atto del 1197 e poi di nuovo nel 1213, quando il comune di Senigallia lo cedette a quello di Jesi a cui appartenne fino alla fine del regno di Napoleone.

Il termine alba (altura) farebbe riferimento ad un piccolo castello dell’Alto Medioevo, situato nei pressi dell’antico abitato. A Morro d’Alba, situato all’incrocio di due vie di comunicazione naturali, quella del fiume Misa e quella dell’Esino, sono stati ritrovati degli importanti resti di due ville romane ed altri reperti del periodo gotico.
In contrada Sant’Amico, presso la sorgente detta Fonte Re, è stato rinvenuto un medaglione aureo raffigurante Teodorico, Re dei Goti, ora custodito nel Museo delle Terme di Roma. (fonte: Vini Mancinelli)

SULLA PASTA

...ciò che rende artigianale la pasta è molto di più...Pasta Mancini nasce dall'incontro di moderne possibilità e competenza antica, acquisita con umiltà ed evidente soprattutto d'inverno, quando si produce la maggiore quantità di pasta, ma le condizioni atmosferiche rendono il lavoro più difficile. Il livello di umidità necessario alla produzione, raggiunto facilmente durante l'estate, è a rischio nei mesi freddi, poiché anche un semplice ricambio dell'aria può indurre la pasta in essicazione a rompersi. Insieme con la sensibilità del pastaio, è la struttura del laboratorio ad evitare che accada: mai come nel caso di un pastificio la forma fa la sostanza. E la sostanza deve essere il miglior prodotto possibile. Oltre alla pasta corta, anche la lunga viene realizzata con trafile di bronzo a forma circolare, abbandonate nel tempo in ambito industriale a favore delle lineari, che garantiscono una maggiore velocità esecutiva e quindi il raggiungimento di traguardi quantitativi più alti.

Il macchinario sul quale la trafila circolare è innestata è dunque un prototipo: si tratta di una delle modifiche che la ditta produttrice ha dovuto apportare all'impianto consueto, in accordo con le esigenze di Massimo e dei suoi. L'utilizzo del fungo di espansione, per esempio, è un'altra peculiarità. L'avvio è più complicato ed è necessario che sia una persona in carne ed ossa a posizionare manualmente le trenette e gli spaghetti sul fungo. La velocità media è più bassa e quindi la produzione oraria è minore, ma la qualità della pasta è tutta un'altra. Il controllo delle operazioni avviene tramite un piccolo schermo dal quale il pastaio Claudio può regolare il funzionamento di ogni componente. Il macchinario principale è dunque una sintesi tra passato, presente e futuro: la trafila e il fungo, poi le mani del pastaio e infine la tecnologia applicata alla supervisione del lavoro.

Ma ciò che rende artigianale la pasta è molto di più, sono decine le cose che un bravo pastaio deve tenere sotto controllo quotidianamente. Occorre decidere la temperatura e la quantità di acqua da miscelare alla semola, impostare la giusta pressione, bisogna combinare gli elementi in modo da ottenere ogni volta lo stesso spaghetto, a dispetto delle condizioni atmosferiche e degli imprevisti. Il pastaio deve farsi 'interprete della giornata' e tradurla ogni giorno in modo diverso, affinché il 'senso' intrinseco delle penne o dei maccheroni resti immutato. La pasta viene essiccata all'interno di celle statiche. Quella lunga viene appesa, mentre la corta è posta su telai di legno. La temperatura di essicazione è molto bassa e si aggira intorno ai 40°. Sono necessari ben due giorni per far asciugare gli spaghetti. Il prodotto finale non sarà quindi un semplice 'porta-sugo', ma conserverà nel colore, nel sapore, nella consistenza e nella capacità di tenere la cottura tutta la passione di un gruppo di persone che da un ottimo grano ricavano un'ottima pasta. (fonte: Pasta Mancini)


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